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Cennina

Brevi lineamenti

Interno del castello di Cennina
Interno del castello di Cennina
Visitando l‘antico borgo medievale di Cennina e portandosi sul lato nord del castello, in prossimità della chiesa, si può godere uno dei paesaggi più aperti e belli della zona: dal Pratomagno alle Valli dell‘Arno e dell‘Ambra, da Civitella e la Val di Chiana fino al Casentino e La Verna. E’ piacevole soffermarsi ad ammirare la vegetazione, le pergole d‘uva e le fioriture dei piccoli giardini.
Cennina racchiusa dai resti di un'imponente cinta muraria di notevole spessore e consistenza è una delle principali testimonianze dell‘incastellamento nella Valdambra.
L’esodo dalle campagne, verificatosi a partire dal secondo dopoguerra, ha visto il progressivo spopolamento di Cennina. Ma negli ultimi decenni si sta assistendo al fenomeno inverso.
Per l’alto valore di testimonianza storica e architettonica, la Soprintendenza ai Beni Culturali e Ambientali ha posto il vincolo paesaggistico sull’intero colle.

Il Castello

Castello di Cennina
Castello di Cennina
Il castello sorge su un poggio di 477 metri a dominio della Valdambra, nel medioevo importante luogo di transito tra il Valdarno superiore fiorentino e la Valle di Montaperti nel senese e strategica via d‘accesso a Firenze da sud. Sui ruderi svetta il possente cassero a pianta rettangolare con la bella porta d‘accesso al cortile interno con al centro il pozzo, attorno al quale sono sorte diverse case rurali, quasi tutte erette nei secoli scorsi utilizzando i mattoni e le pietre del castello stesso e racchiuse tra i resti di una possente cinte muraria di notevole spessore ed alta in alcuni punti fino a a 15 metri. Le vie interne del borgo confluiscono nella piazzetta centrale, detta “della Cisterna”.
Lungo la cinta si apre una porta turrita d’accesso al cortile interno della fortificazione con al centro il pozzo. Sulla destra della bella piazzetta sorgono i resti del Palazzo, residenza del castellano, in parte restaurato e adibito ad abitazione privata. E' ancora facilmente riscontrabile quello che era il perimetro delle mura: sul lato di nord-est sono praticamente intatte, a sud-ovest possiamo notare la torre d‘angolo crollata, ora adagiata sul terreno. Dai suoi resti si deduce che era quadrata e aperta sul fronte interno come la torre orientale della vicina rocca di Civitella in Val di Chiana. Tanto le mura del cassero che quelle della cinta sono in bozze di pietra squadrata legate da malta di calce, mentre all’interno e all’esterno delle medesime murature, si hanno non pochi rifacimenti con elementi in cotto e misti, risalenti a ristrutturazioni databili al secolo XIV. Allo stesso periodo risalgono anche le casette che si affacciano sulla piazza della Cisterna.
L’edificio è stato sapientemente restaurato ed ha ripreso nuova vita per merito di un gruppo di studiosi, che ha qui creato un centro turistico e culturale, promuovendo rappresentazioni teatrali, conferenze, concerti e esposizioni di notevole livello culturale.

Cenni storici

Chiesa di Cennina
Chiesa di Cennina
Il castello di Cennina conserva meglio di ogni altro luogo della Valdambra i connotati di origine medievale. La sua origine risale, con ogni probabilità, all‘epoca etrusco-romana e il suo sviluppo all‘epoca Longobarda, forse per esercitare funzioni di controllo sulle strade sottostanti allo sbocco della Valdambra nel Valdarno. L‘attuale borgo murato è disposto attorno al castello feudale del XII° sec. La rocca, ancora visibile, fu eretta nel 1167 dal conte ghibellino Brandaglia Alberigo d‘Uguccione(alla cui famiglia appartenne anche durante il XII secolo), investito signore di Cennina da Federico II, a dominio della Valdambra quale via privilegiata di transito tra il Valdarno Superiore e la Valle di Monteaperti. In seguito cambiò più volte feudatari: fu occupata a vicenda dai Tarlati, Ubertini e dai conti Guidi. La Valdambra, della quale Cennina era il punto più strategicamente importante, era terra di confine fra i domini fiorentini, aretini e senesi, e il castello fu di conseguenza assediato, distrutto e ricostruito più volte, coinvolto nelle guerre fra la guelfa Firenze e le ghibelline Siena ed Arezzo. Nel 1307 Cennina fu distrutta per mano dei senesi, alleati con i guelfi neri di Firenze che erano in guerra contro i guelfi bianchi alleati con i ghibellini di Arezzo. Nel 1336, si pose sotto la protezione di Firenze. Nel 1349, gli Ubertini occuparono Cennina. Firenze mandò in soccorso di questo importante castello truppe al comando di Albertaccio Ricasoli e Giovanni Alberti, con l’ordine di riconquistarlo ad ogni costo. Gli Ubertini dovettero cedere e Cennina tornò sotto il dominio fiorentino. Nel 1360, dopo alterne vicende, Cennina entra definitivamente a far parte del territorio fiorentino, che stabilì nella valle un proprio avamposto fortificato. Cinque anni dopo oltre che militarmente, la Valdambra fu organizzata anche amministrativamente in tre terzieri. Cennina venne a far parte del primo assieme a Badia Agnano, Pieve a Presciano, S.Leolino, Cacciano, Castiglione Alberti, Montelucci e Capannole. Qualche anno dopo Cennina fu incluso nel terziere che comprendeva Bucine, Torre S. Reparata, S. Leolino, Rendola e Galatrona. Nel 1388 si riaccese la guerra tra Siena e Firenze, e due anni più tardi Cennina fu occupato e saccheggiato nuovamente dai senesi. Dopo quasi un secolo, nel 1447, sempre in mano ai fiorentini subì un devastante assedio da parte delle truppe Aragonesi, alleate dei senesi. Nonostante la dura resistenza fu espugnato, ma dopo soli quindici giorni fu riconquistato e rafforzato. L‘ultima occupazione militare di Cennina avvenne nel 1529, ne fu autore l‘esercito del principe d‘Orange, che tornavano dal sacco di Roma e si recavano ad assediare Firenze. Con la riforma leopoldina del 1772-74, Cennina entrò a far parte della comunità di Bucine.

I dintorni

Incamminandosi da Cennina in direzione di Solata, si incontra, sulla destra della strada sterrata, una piccola cappella con all‘interno un recente affresco raffigurante la Madonna circondata dagli angeli. Proseguendo, la strada scende sotto i castagni di Ripalta fino al ponte sul borro di Ristolli e poi prosegue ripidamente, attraverso una serie di tornanti, fino a Solata, raccolto nucleo abitato dove, recenti restauri stanno restituendo al paese il decoro originario. L‘ombra di un ippocastano copre il piccolo pozzo situato di fronte alla chiesa dedicata ai Santi Jacopo e Cristofano.Vergaia, Monte di Rota, Monte della Via, Poggialto sono tutte case poderali abbandonate e non, poste sull‘antichissima strada di crinale che separa la Valdambra dall‘area di Monteluco, San Vincenti e Rosennano.
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