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Comune di Bucine

Brevi lineamenti

Veduta panoramica di Bucine
Veduta panoramica di Bucine
Altitudine m.207 s.l.m.
CAP 52021
Prefisso telefonico 055
Bucine è uno dei più estesi comuni della Toscana, giungendo fino al confine della provincia di Siena.
Il centro abitato di Bucine conserva ampie zone verdi e alberi secolari, che presentano aspetti di notevole interesse naturalistico: la zona della stazione ferroviaria, quella del Teatro, degli uffici comunali, di piazza Menotti, via Calimara e San Salvatore. Anche la Villa Chiaromanni presenta nel suo parco una interessante varietà di specie vegetali, luogo di sosta e riparo per molti piccoli uccelli.

Centri principali

I centri di un certo rilievo sono solo quelli di Bucine, Levane, Pogi, Capannole, Badia Agnano, San Pancrazio, Ambra, Pietraviva, Badia a Ruoti, Sogna, Rapale, Cennina, Montebenichi, Mercatale Valdarno, Galatrona, San Leolino.
Carta stradale della Valdambra
Carta stradale
del comune di Bucine

Viabilità

Il comune di Bucine è attraversato interamente sul fondovalle dalla strada di facile comunicazione n.540, che la collega da una parte con la n°69 del Valdarno Superiore (Firenze Arezzo) e dall’altra con la superstrada Perugia-Siena.
Nei pressi di Capannole vi sono due deviazioni: la prima conduce a Badia Agnano, dopodiché la strada prosegue salendo fino a Civitella in Val di Chiana e pertanto rappresenta un collegamento diretto con questa valle. La seconda sale fino a S.Pancrazio e poi scende anch’essa verso la Valdichiana (Monte S. Savino).
Da Ambra, invece, una strada collega la Valdambra a Palazzuolo, dove confluisce nell’Arezzo - Siena (via Monte S.Savino).
Sul versante opposto, verso le Colline del Chianti, si trovano la strada che da Bucine sale verso Mercatale Valdarno e quella che da Ambra sale a Cennina.

Etimologia del toponimo

L’origine del nome Bucine è incerta, forse dall’etrusco, forse dal latino (bucina) Ma l’etimologia più probabile sembra quella che fa derivare il toponimo da “bucine”, rete a forma di conchiglia per pescare o per uccellare, come potrebbe dedursi dagli stemmi più antichi della podesteria, dove è raffigurato un leone rampante che regge una rete di forma conica.

Cenni storici

Le prime informazioni storiche relative a Bucine non vanno più indietro del secolo XI. Risulta infatti che a quell’epoca la parrocchia di S. Tiburzio a Bucine era soggetta alla Badia di S. Pietro a Ruoti. Nel XIII secolo aveva signoria su Bucine la casata dei conti Guidi di Modigliana, proprietaria in zona anche di altri castelli. Il conte Guido Guerra il Vecchio ordinò che venisse costituito, con questi suoi possedimenti, il Viscontado della Valdambra, che nel 1208 ebbe un proprio statuto. Nel 1255 il conte Guido di Tegrimo pose Bucine e gli altri suoi castelli della Valdambra sotto il protettorato del comune di Arezzo. Il 31 ottobre 1335, i 257 uomini del comune di Bucine, in una riunione (parlamento) tenuta nella chiesa parrocchiale dei SS. Apollinare e Ercolano, insieme al rettore della comunità elessero due sindaci per fare atto di sottomissione al comune e al popolo di Firenze. Il giorno successivo, i sindaci fecero la sottomissione nelle mani di Matteo di Borgo Rinaldi podestà di Montevarchi, che accettò per il comune di Firenze la giurisdizione sulla torre e sul castello, affidando la custodia della torre a Casino Ciucci di Montevarchi con l’assegnazione di 4 famigli e quella del castello a cinque cittadini, anch’essi di Montevarchi, ai quali furono concessi per la difesa 25 famigli. Due anni dopo, Firenze acquistava per 23.800 fiorini d’oro le porzioni che i Guidi e i Tarlati possedevano ancora delle terre e dei castelli del Viscontado di Valdambra: da quel momento Bucine e le altre terre del Viscontado seguirono le sorti della Repubblica fiorentina.

Edifici ed opere di interesse artistico

IL CASTELLO
Il centro storico è dominato dal castello, che ha antiche origini antecedenti all’XI secolo, occupa la sommità di una collina che sorge sulla riva sinistra dell’Ambra. Inoltre, ancora oggi è possibile vedere alcuni tratti della cinta muraria, in parte ricoperti dalla vegetazione, e un edificio in via del Castello, la cui struttura fa pensare che facesse parte della rocca dei conti Guidi.

LA PIEVE DI S.APOLLINARE
Salendo fino alla piazzetta posta sulla sommità del castello, oltre ad un bel panorama, troviamo la Pieve di S. Apollinare che, rovinata in parte nel 1710, fu ridotta in cappella. In origine questa chiesa era intitolata anche a S.Ercolano. Poiché per la festa di S. Apollinare era proibito mettere il basto al somaro e quindi lavorare, mentre non lo era per S.Ercolano, la popolazione considerava quest’ultimo un santo minore, e si finì per non ricordarlo più nel titolo. Ristrutturata intorno al 1950, la chiesa ha subito notevoli modifiche. Una porzione di essa è stata inglobata in un edificio adibito a privata abitazione e ciò ha determinato lo spostamento del portale di ingresso che, rispetto all’attuale, era sulla destra. La parte più originale della chiesa è costituita dal piccolo campanile a vela, conservatosi attraverso il tempo nella sua forma primitiva. La cappella è dedicata oggi ai caduti della seconda guerra mondiale. mondiale. Di fronte a questa si trova un minuscolo edificio, che all’epoca della presenza del cimitero nella piazza fungeva da cappella mortuaria.

LA CHIESA PARROCCHIALE
Già nel Settecento, la pieve aveva perso di importanza e al suo posto era stata elevata al rango di parrocchiale la chiesa dedicata a S. Giovanni Battista, che pertanto assunse anche il titolo di S.Apollinare. L’edificio religioso (ubicato in via N. Angeli) era stato costruito sopra un più antico oratorio, oggi sconsacrato, intitolato allo stesso S. Giovanni Battista. La chiesa, fatta presumibilmente edificare da uno Jacopo della famiglia Conti di Firenze, fu, nel 1581, ulteriormente ingrandita per volere di un altro Conti, Bartolomeo Sebastiano. Ciò si ricava dall’iscrizione (sormontata dallo stemma del Conti) scolpita sull’architrave della porta principale della chiesa. Le due porte laterali vennero aperte una nel 1741 e l’altra nel 1782. La chiesa si presenta a tre navate, divise da colonne di pietra serena con capitello sormontato da un dado brunelleschiano recante lo stemma della famiglia Conti e l’iscrizione IA COM (forse Jacopo Conti).
Sopra all’altare di sinistra si trova un dipinto all’interno di una cornice di pietra rappresentante la Madonna delle Grazie opera di scuola fiorentina (XVI-XVII). Le due vetrate rappresentano i patroni S.Giovanni Battista e S.Apollinare.

LA CHIESA DI S.SALVATORE
Interessante è anche la piccola chiesa di San Salvatore che si trova poco fuori il centro del paese lungo la via omonima. Questo edificio, che alcuni fanno risalire al Duecento, è una semplice costruzione in pietra. Stando alla tradizione popolare, S.Salvatore era in origine un santuario edificato nel luogo in cui si era avuta l’apparizione del Cristo. Le compagnie religiose della Valdambra e delle località limitrofe erano giunte in processione a questo luogo santo, portando, con atto penitenziale, parte delle pietre necessarie alla costruzione della chiesa. Queste pietre, naturalmente tutte di dimensioni diverse, vennero murate intorno alla porta principale e a quelle laterali, mentre le pareti furono edificate con sassi provenienti probabilmente dalla vicina cava di S. Salvatore, Durante il restauro della chiesa del 1824, furono rinvenute le radici della quercia sulla quale la tradizione vuole che sia apparso il Cristo ad alcuni fanciulli. Queste radici sono oggi conservate in una teca in vetro appoggiata alla parete di sinistra. Un altro restauro fu eseguito nel 1902. In quell’occasione furono rimosse dalle pareti alcune pitture ritenute non idonee e nel 1903 fu posto dietro l’altare maggiore un dipinto del senese Augusto Bastianini raffigurante l’apparizione del Salvatore. Uno degli elementi più antichi della chiesa è il ciborio in pietra chiuso da uno sportellino in legno. Conservano ancora il loro aspetto originario il campanile a vela e i due portali d’ingresso.

GLI EDIFICI CIVILI

Palazzo Pretorio
Palazzo Pretorio
Tra gli edifici civili di Bucine il più importante è senza dubbio il Palazzo Pretorio, attuale sede del Comune, posto al n. 2 di via Vitelli . Esso reca su due facciate gli stemmi in pietra con l’arme dei numerosi funzionari pubblici che si sono alternati, lungo l’arco di alcuni secoli, alla guida della comunità. La data più antica che si legge all’interno del palazzo comunale è quella del 1611. L’ingresso ha il soffitto a cassettoni, e in alcune stanze, attualmente adibite ad uffici, sono ancora visibili parti di antichi affreschi, forse secenteschi, di soggetto religioso. Di fronte al Palazzo Pretorio, al n. 1 di via Vitelli, esiste un edificio che in alcuni documenti è definito “casa comunale”. Anch’esso riporta sulla facciata anteriore numerosi stemmi in pietra, piuttosto mal conservati e tracce di stemmi affrescati. Da notare su questa costruzione la presenza di una cornice circolare in pietra entro la quale era collocato l’orologio pubblico. Nella parte inferiore dell’edificio si apriva un loggiato, del quale si notano i resti degli archi.
Altro importante edificio è il palazzo che, con la sua mole squadrata, domina la piazza della Pieve. La sua origine può essere collocata tra la fine del Cinquecento e la metà del Seicento. Esso, all’epoca della costituzione del feudo di Bucine, fu dimora dei marchesi Vitelli. Attualmente è proprietà dei marchesi Marchetti.
Agli inizi del Novecento Bucine ebbe un suo teatro che divenne la sede della locale Società Filarmonica, fondata nel 1893. Questa associazione, con l’inizio di una attività teatrale, mutò, nel 1906, la propria denominazione in “Società Filarmonica Drammatica”. Per l’edificio del teatro, oggi in stato di abbandono, sono previsti lavori di restauro che ne consentano l’uso per scopi culturali.

IL MONUMENTO AI CADUTI
Nella piazza antistante il palazzo comunale, piazza del Popolo, è possibile ammirare il monumento ai caduti della guerra 1915-1918. Il bronzo, raffigurante la Vittoria alata, è opera dello scultore montevarchino Pietro Guerri (1865-1936).

IL MUSEO PALEONTOLOGICO
Il Museo Paleontologico della Scuola Media "A.Manzoni" di Bucine è stato allestito nell‘atrio dell‘edificio scolastico (via XXV Aprile), e vi si trova raccolto e riordinato in dodici vetrine materiale fossile risalente al Pliocene e al Pleistocene, rinvenuto nel Valdarno Superiore e nelle zone limitrofe. La parte più consistente della raccolta proviene dalla formazione sabbioso-argillosa denominata sabbie di Bucine. Tra i reperti più interessanti conservati nel museo troviamo una tibia di gruiforme (primo ritrovamento del genere in Valdarno), resti di elefante antico, di bove, di cervo, e di molluschi lacustri. Altri importanti reperti sono costituiti da manufatti litici e da frammenti di ceramica di età più recente.Questo museo costituisce una struttura viva: infatti il materiale viene studiato, catalogato e conservato dagli alunni dietro guida degli insegnanti e di esperti del settore.

Uomini illustri

Nativo di Bucine fu Niccolò Angeli, insigne umanista. Vissuto a cavallo tra il Quattrocento e il Cinquecento, insegnò latino e greco nello Studio fiorentino, pubblicò l’opera in lingua latina De re rustica, stampata dagli eredi di Filippo Giunti nel 1521, e commentò e corredò di sue prefa-zioni diverse opere di classici.

I dintorni

In località Perelli esiste un’altra chiesa intitolata ai santi Tiburzio e Susanna.
Questo edificio, con soffitto a capriate, conserva un altare in stucco sormontato da una teca in legno e vetro contenente un dipinto che raffigura la Madonna, ornata di ex-voto, col Bambino. La vetrata sopra il portale d’ingresso rappresenta i due santi fratelli romani Tiburzio e Susanna.
Lasciata via Senese in direzione di Pogi e oltrepassato il bel vialetto che immette alla Fattoria di Casabianca, sulla sinistra è visibile la bella struttura, a due torri colombarie, della panoramica casa poderale " Bellavista" (XVIII secolo), mentre sul lato destro della via, sotto un piccolissimo campanile, un'isolata cappellina custodisce tra i fiori l‘immagine della Madonna e del Sacro Cuore di Gesù.
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