Comune di Pergine Valdarno
Brevi lineamenti
CAP 52020
Prefisso telefonico 0575
Il territorio comunale di Pergine Valdarno nel Valdarno superiore si estende per 46,68 kmq, occupando i rilievi collinari che formano lo spartiacque con la Val di Chiana a sud e con la Val d’Ambra a nord e il fondovalle lungo il corso dell’Arno, ed un’ampia conca ricca di coltivazioni e di pendici boscose, bagnata dai torrenti Scerfio e Trove.
Centri principali
I centri di un certo rilievo sono solo quelli di Pergine, Pieve a Presciano, Cacciano, Migliari, Montelucci, Poggio Bagnoli, Montozzi, Montalto e Ponteromito..
Viabilità
Lungo la n. 69 (Arezzo-Montevarchi-Firenze),
all‘altezza di Poggio Bagnoli si trova una deviazione che dopo circa 1 km porta al centro abitato di Pergine. Proseguendo si incontra Pieve a Presciano dopodiché si può decidere se procedere in direzione Valdichiana o Valdambra.
Itinerari: "La via dell’olio"
La via dell‘olio parte idealmente dal Castello di Montozzi, attraversa il bosco ed i suoi tipici insediamenti di ville e case sparse, raggiunge Pieve a Presciano dopo aver attraversato la piana agricola dello Scerfio, incontra la vecchia Filanda, risale gli splendidi crinali boscati fino alla fattoria di Montelucci, ridiscende verso Pergine e Poggio Bagnoli raggiungendo nuovamente Montozzi dove l‘anello si chiude e riparte. A raggiera da questo anello partono poi tutta una serie di altri percorsi e sentieri che collegano la via dell‘olio con tutte le altre parti del territorio, permettendo di poter scegliere tra una serie di luoghi dove poter sostare, mangiare, dormire, dove poter conoscere la cultura e le tradizioni locali, i beni storici, architettonici e archeologici, dove poter apprezzare la vitalità di alcune realtà legate all‘agriturismo, all‘artigianato, al commerciale e all‘industria.
Per la sua altitudine media, la zona di Pergine è al limite della fascia di coltivazione dell’olivo: sulle sue colline, infatti, l’inverno non tarda a farsi sentire ed è piuttosto rigido. Ma nel caso del Pergentino sono proprio le difficoltà di maturazione dell’oliva a determinare un prodotto eccezionale, nel quale si compendiano tutte le qualità dell’olio toscano: un bellissimo colore verde, profumo penetrante ed equilibrato, sapore asprigno. Nel 1982, per valorizzare questo tesoro, si è formato fra i produttori della zona un consorzio che ha dato vita di recente a una cooperativa intesa a promuovere il markering e la commercializzazione dell’olio extra-vergine prodotto dagli oliveti di Pergine: i soci sono una settantina per un totale di circa 25.000 piante. L’olio, imbottigliaro in originali contenitori appositamenre realizzati, è stato battezzato col nome di Pergentino, un protomartirecristiano tradizionalmente venerato nella zona. La produzione (in media di 5-600 quintali d’olio di prima qualità), proveniente esclusivamente da olivi locali, oltre a essere messa in commercio in Toscana —ovviamente anche sul posto —e a Milano, viene esportata in Australia e Giappone.
Qual è il segreto della straordinaria qualità del Pergentino? La raccolta, effettuata esclusivamente a mano, avviene solo in giornate propizie, quando non vi sia eccessiva umidità (se le olive sono bagnate, la pruina - il velo ceroso che avvolge le bacche — fermenta e marcisce). La frangitura deve aver luogo nel giro di pochi giorni, per evitare problemi di surriscaldamento e quindi di ossidazione. L’80% delle olive viene lavorato nel frantoio tradizionale a macine di Pieve a Presciano, uno degli ultimi impianti di questo tipo ancora esistenti, completamente ristrutturato all’uopo. In epoca di raccolta, infine, il frantoio si ferma di notte per alcune ore, onde evitare problemi di microfermentazione nell’impianto, che ha sempre bisogno di impasto fresco.
Cenni storici
Corte e castello già nell’XI secolo divennero capoluogo di comunità nel 1774. Il castello di Pergine, menzionato per la prima volta in un documento del 1056, appartenne originariamente alla Badia di Prataglia. Passato quindi nel corso del XII secolo sotto il dominio della Badia di Agnano, entrò a far parte dello stato fiorentino, quando l’abate allora in carica pose Pergine, insieme a tutti gli altri possessi dell’abbazia, sotto la protezione della repubblica (1349). Preso con le armi dalle masnade degli Ubertini, dei Tarlati e dei Pazzi del Valdarno che ne rivendicavano il possesso, il castello fu immediatamente riconquistato dai fiorentini, i quali vi inviarono una compagnia capitanata da Albertaccio Ricasoli. Nel 1568 Cosimo I dei Medici pose sotto la sua signoria le cinque comunità che costituivano il territorio dell’abbazia, e cioè Badia di Agnano, Migliari, Montozzi, San Pancrazio e Pergine, creando in quella circostanza un corpo comunitativo che si disse dei «Cinque comuni distrettuali della Valdambra».
Cenni artistici
La chiesa di S. Maria a Vallelunga, ricordata fin dal sec. XI, conserva in una cappella qualche traccia del rifacimento quattrocentesco; la rimanente parte dell’edificio è stata ricostruita nel sec. XIX.
Attività economiche
Le risorse economiche di Pergine Valdarno nel passato erano essenzialmente agricole: nelle zone più alte prevalevano i boschi e i pascoli, sostituiti più in basso da olivi, alberi da frutto, viti e quindi, nel piano, da cereali, mais, legumi; molto sviluppata era la coltura del gelso e un buon apporto dava anche l’allevamento del bestiame, soprattutto ovino e suino. Nel secolo scorso fu inoltre scoperta nel territorio una sorgente di acqua medicinale. Attualmente l’agricoltura, che dà cereali, foraggi, vino, olio e ortaggi., ha assunto un ruolo di secondo piano rispetto all’industria: nel comune operano manifatture di abbigliamento, una fabbrica alimentare per la produzione di prosciutti, aziende artigiane di oreficeria; vi è inoltre uno stabilimento che dalla fine dell’Ottocento, imbriglia mediante perforazioni l’anidride carbonica, di cui è ricco il sottosuolo, per la produzione e la commercializzazione del ghiaccio secco sia in bombole, previa purificazione, sia allo stato liquido e solido.
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